Simone Recensione

Recensione

SALVATORE COLAZZO, Didattica multimediale, gioco, creatività, interdisciplinarietà, Amaltea Edizioni, Castrignano de’ Greci (Le) 2001

Già percorrendo le prime pagine di questo testo, si ha l’immediata impressione di trovarsi non di fronte al solito manuale dal taglio operativo, che ci indica come fare didattica dopo l’avvento del pc e di internet, ma di fronte ad un lavoro maturo, corposo e robusto nelle sue convinzioni, testimone di un intenso cammino di ricerca, di molta riflessione e travaglio intellettuale, anche personale e professionale di chi lo ha scritto. Attraverso argomenti che abbracciano filosofia, pedagogia, psicologia, sociologia, antropologia, infatti, si riflettono anche le stesse tappe formative e professionali dell’autore: filosofo, docente, pedagogista, ,instancabile perseguitore della liminarità.

Sin dal principio, quindi, colpisce e affascina l’idea di questa nuova maniera di voler intendere la scienza dei processi educativi, una pedagogia che, se non vuole soffocare nel marasma contemporaneo, deve necessariamente ripensarsi e rinnovarsi, per poter essere più vicina agli uomini e alla vita, divenendo più “ragionevole” e meno pretenziosa, non più timorosa di calarsi nel vivo della quotidianità, ma bramosa di riappropriarsene. Questa è ciò che l’autore definisce pedagogia liminare, che non sta né dentro né fuori, né al di sopra né al di sotto, ma su linee di confine, su apposite zone d’ombra, su terre di nessuno:su posizioni strategiche, quindi, dalle quali osservare e prestare ascolto tanto al cyberspazio quanto al territorio, tanto ad internet e al villaggio globale quanto a ciò che esiste dietro l’angolo di casa propria, carpendo tutto ciò che c’è di buono sia nell’una che nell’altra dimensione, scartando il resto.

Anche la scuola, come istituzione di confine, potrà meglio sfruttare le potenzialità e le suggestioni provenienti dal suo essere sulla soglia della liminarità, da dove prima “educarsi” e poi educare ad abitare, con occhio critico e mente vigile, immune da stupidità e conformismo, il reale e il virtuale.

Nel pendolarismo continuo tra queste due realtà, cogliendo gli elementi positivi e limitando quelli negativi di tale stato, in ogni caso sfruttandone le potenzialità, e in un mondo in cui vengono richieste all’uomo capacità continue di rinnovarsi, di apprendere nuove cose, è improduttivo che la scuola continui ad educare a ricoprire ruoli prefissati. Più che altro, ora il suo compito deve incentrarsi sul favorire la formazione di quelle attitudini utili a consentire un efficace adattamento sociale, aiutando a guardare alle cose da diverse prospettive, tutte ugualmente degne di essere considerate.

Ma non sono solo queste, già onerose, le funzioni della scuola nella società odierna. L’autore, infatti, ne fornisce un elenco dettagliato che si configura, al tempo stesso, come un insieme di suggestioni ricercate, di compiti necessari, quasi di un vademecum: “farsi veicolo di informazione corretta, aiutare gli individui a capire ciò che realmente pensano su importanti questioni sociali, contribuendo a render loro possibile il delineare posizioni organiche e coerenti, aumentare la consapevolezza comune definendo con chiarezza i termini delle diverse posizioni in gioco […] promuovere degli atteggiamenti mentali capaci di muoversi all’interno d’un mondo fattosi enormemente complesso” (p.79).

In una parola, l’educazione deve farsi disponibile a cambiare essa stessa, diventando una bussola in mano al discente ed aiutarlo a muoversi nel mondo senza “perdersi” nella complessità presente. Da qui, il passo verso la didattica multimediale è veramente breve.

Se “con i computer siamo giunti alla protesizzazione del sistema nervoso umano, se essi sono degli straordinari ausili che estendono le nostre capacità cognitive individuali, esaltando le facoltà mentali” (p.44), in relazione al rapido accrescimento della mole delle conoscenze e alla rapida obsolescenza e delle stesse, è evidente che chi deve formare non può fare a meno di rendersi conto che occorre passare all’insegnamento multimediale: non per moda, ma per necessità.

La didattica multimediale parla, infatti, il linguaggio delle nuove generazioni, permette perciò di aprire con loro un dialogo più efficace, permettendo di superare “alcuni denunciati difetti della scuola: cognitivismo esasperato, sostanziale indifferenza agli stili cognitivi degli allievi, non adeguata considerazione della dimensione relazionale” (p.56). La didattica multimediale, tuttavia, non è semplicemente la scuola tradizionale con l’aggiunta del computer, non deve sottoporsi a ciò che l’autore, con una suggestiva espressione, ha definito cannibalismo dei media; piuttosto è l’istituzione scolastica che deve specchiarsi nel monitor di un pc, riconoscersi ma ripensarsi dentro il nuovo ambiente tecnologico, riorganizzando e riqualificando le cose insegnate finora. Ma ciò, oramai, va fatto in fretta: troppo tempo è stato speso a scimmiottare nuovi modi di insegnare attraverso la tecnologia, ma senza possederne la necessaria convinzione.

Allo stesso modo, non si tratta di sostituire il computer al libro come sussidio didattico, ma di intendere diversamente il sapere e il modo di procacciarselo: non più sequenzialità ma ipertestualità, non più rigidità ma flessibilità, non più informazione ma autoinformazione, non più e non solo direttività docente ma soprattutto autodeterminazione, nel discente, dei percorsi da seguire, per valorizzare al meglio le personali esigenze e inclinazioni.

Si tratta, quindi, di “aprire” il libro di testo, spaginarlo senza aver paura di scomporlo ma, mischiandone le pagine, ritrovare un nuovo ordine, nuovi spunti e punti di vista, scorgendovi nuove dimensioni: giocando, vedere più cose e “oltre” le cose, metterci in gioco e lasciarsi travolgere da esso. La trattazione contenuta nel testo,di cui qui abbiamo voluto proporre un breve excursus, così ricca di stimoli e chiavi di lettura, potrebbe già abbondantemente soddisfare il lettore se, nel titolo, non scorgessimo altri vocaboli: creatività, interdisciplinarità.

Per il secondo termine, il commento è presto fatto: viste le cose da questa prospettiva, da quella cioè della didattica multimediale così come l’ha concepita l’autore, “il rapporto fra le discipline che si occupano della formazione e la società della comunicazione diviene ben più stretto di quanto si immagini” (p.119). E la creatività? Perché la pedagogia dovrebbe tornare ad occuparsi di questa categoria ermeneutica? “I media hanno ampliato enormemente l’universo dell’immaginazione, hanno trasformato la vita in un sogno. La soluzione non consisterà nel cessare di sognare, ma nel continuare a coltivare l’immaginazione, avendo delle coordinate di consapevolezza. La creatività coltivata a scuola vuole aiutarci a comprendere quali siano le “favole” che più ci attraggono e ci avvincono, insegnandoci ad evitare i rischi di chi sprofonda nell’estasi della comunicazione” (pp.119-120).

Evidentemente, il ponte tra creatività e computer è la didattica multimediale. Da consultare la dettagliata bibliografia-sitografia, le schede di approfondimento e il cd-rom allegato. In conclusione, di questo lavoro va apprezzato il suo essere libro aperto, ricettario di chiavi di lettura, strumento di approfondimento e di interpretazione, sussidio per la ricerca di risposte tutt’altro che scontate. .

M.Grazia Simone

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